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Apprendimento prima parte

Apprendimento e memoria

 

Apprendimento e Memoria:



 

  • La Memoria viene definita esplicita o implicita a seconda del modo del modo con cui vengono conservate e richiamate le informazioni.


 

La distinzione della memoria esplicita ed implicita è nata dallo studio dalle lesioni delle aree associative limbiche del lobo temporale


 

Le ricerche sugli animali da esperimento sono di grande utilità per lo studio della memoria


 

La lesione di zone specifiche dell'ippocampo è sufficiente per menomare la conservazione della memoria esplicita.


 

  • La memoria esplicita viene conservata in aree associative diverse.


 

Le nozioni semantiche (relative alle cognizioni comuni) vengono conservate in maniera diffusa nel neocortex


 

Le nozioni episodiche (autobiografiche) relative ai tempi ed ai luoghi sembrano interessare in particolar modo la corteccia prefrontale.


 

Le nozioni esplicite comportano almeno quattro processi diversi


 

La memoria operativa è una memoria a breve termine necessaria a ricordare e registrare le nozioni della memoria esplicita


 

  • La memoria implicita è custodita nei circuiti percettivi, motori e limbici


 

La memoria implicita può essere non associativa o associativa


 

Il condizionamento classico comporta l'associazione di due stimoli


 

Il condizionamento operante comporta l'associazione di un particolare comportamento con un evento di rinforzo


 

L apprendimento associativo non è causale ma è condizionato dalla struttura biologica di ciascun organismo


 

Alcune forme di apprendimento implicito comportano l'intervento del cervelletto e dell'amigdala


 

  • L'apprendimento di alcuni comportamenti richiede sia la memoria esplicita che quella implicita


 

  • Sia la memoria esplicita che quella implicita sono conservate in stadi successivi


 

  • Una visione di insieme

Il comportamento dell'individuo deriva dall'interazione, oltre che da fattori genetici, con i fattori ambientali. Il nostro cervello comunica con l'esterno tramite l'apprendimento e tramite la memoria gestisce trattiene e rielabora le informazioni ricevute.

Impariamo e con le esperienze dominiamo il “mondo che ci circonda”.

Tuttavia non tutto ciò che apprendiamo ha conseguenze benefiche. Molti disturbi gravi del comportamento sono dovuti da esperienze che sono sfociate in alterazioni psicologiche.

Lo studio dell'apprendimento rimane quindi molto importante per determinare se un comportamento sia normale o patologico, visto che ciò che si è imparato si può anche disimparare e quindi, in caso, correggere.



 

La memoria viene definita esplicita o implicita a seconda del modo con cui vengono conservate e richiamate le informazioni



 

Nel 1861 Pierre Broca scopre che una lesione nella parte posteriore del lobo frontale sinistro determina la comparsa di un deficit specifico del linguaggio.

Negli anni successivi scienziati e dottori cercarono di capire se a funzioni specifiche potevano essere collegate aree specifiche del cervello.

I successi ottenuti dai tentativi di localizzare le funzioni celebrali in aree specifiche del sistema nervoso centrale hanno posto all'ordine del giorno il problema se anche per ciò che riguarda la memoria sia possibile individuare sistemi neurali e, nel caso affermativo, se essi siano localizzati in una singola regione o siano distribuiti in tutta la massa celebrale.

Si scoprì che la memoria interessa più zone della massa celebrale ed il primo che riuscì ad ottenere la prova che i processi mnemonici fossero localizzati in regioni celebrali specifiche fu Wilder Penfield. Penfield cominciò con degli esperimenti su scimmie in anestesia e tramite stimolazione elettrica ma no riuscì a convincere la comunità scientifica. Prove assai più convincenti che i lobi temporali hanno grande importanza per la memoria sono state fornite, intorno al 1950, dallo studio di pazienti che avevano subito l'asportazione bilaterale dell'ippocampo e delle zone circonvicine del lobo temporale per il trattamento dell'epilessia.

Il caso di H.M. fu di gran utilità per i dottori Brenda Minler e William Scoville. Il soggetto, reduce da un incidente, avvenuto all'età di 9 anni, era soggetto ad attacchi epilettici frequenti da più di 10 anni che resistevano a qualsiasi tipo di terapia. Subita l'asportazione bilaterale dell'ippocampo, l'amigdala e parti associative multi modali del lobo temporale, questi attacchi divennero più controllabili a discapito di un gravissimo deficit della memoria. H.M. mantenne una normale memoria a breve termine nell'ordine di secondi o pochi minuti e una buona memoria a lungo termine degli eventi accaduti prima dell'operazione e persino il Q.I. non era cambiato. Ciò che mancava completamente al soggetto era la capacità di trasferire nuove tracce mnemoniche dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine.



 

La distinzione della memoria esplicita da quella implicita è nata dallo studio delle lesioni delle aree associative limbiche del lobo temporale



 

La Minler pensava, inizialmente, che il deficit di memoria che insorge dopo la lesione bilaterale del lobo temporale medio interessasse tutte le forme di memoria, ma la realtà si dimostrò diversa. Infatti i pazienti con lesione bilaterale al lobo temporale medio presentano gravissimi deficit di memoria ma riescono comunque ad apprendere certi tipi di compiti e mantenerne memoria come i soggetti normali. Quale fosse la componente della memoria che viene risparmiata fu subito chiara quando H.M. imparò a seguire i contorni di una stella guardando la sua mano riflessa in uno specchio; dopo qualche giorno di pratica riuscì benissimo a riprodurre il contorno al pari di un soggetto sano risaltando un apprendimento nelle capacità motorie.

Attraverso i lavori di Larry Squire si misero in luce anche altre capacità mnemoniche dei soggetti affetti da lesione bilaterale del lobo temporale medio quali l'apprendimento riflessivo, l'abitudine, la sensibilizzazione, il condizionamento classico e operante.

I soggetti esprimono particolare capacità di apprendimento anche in certe forme di memoria dette innescate, nelle quali il ricordo di una parola o di un oggetto viene migliorato dal fatto che tale parola o tale oggetto sia stato mostrato loro in precedenza.

Le capacità mnemoniche dei soggetti con lesione bilaterale del lobo temporale medio riguardano compiti appresi che hanno due caratteristiche comuni. In primo luogo, questi compiti comportano l'esecuzione di riflessi e non di una riflessione e riguardano abitudini e capacità percettive o motorie. In secondo luogo, essi non richiedono consapevolezza o processi cognitivi come il confronto e la valutazione. Il paziente deve soltanto rispondere a uno stimolo o a un suggerimento e non è necessario che cerchi di ricordare alcunché. Così, davanti ad un problema meccanico molto complesso il paziente può essere capace di impararlo altrettanto velocemente di un soggetto normale, ma non sarà in grado di ricordare in modo conscio di avervi avuto a che fare in precedenza.

Già in passato gli psicologi erano riusciti a distinguere due tipi di memoria nei soggetti normali:

Una memoria implicita che riguarda le modalità di esecuzione di qualche atto e che viene richiamata alla mente in modo inconscio. La memoria implicita è ,in generale, connessa con l'addestramento all'esecuzione di compiti, motori o percettivi, di tipo riflesso.

La conoscenza di fatti relativi a persone a luoghi o cose ed il loro significato viene indicata come memoria esplicita. La memoria esplicita è molto duttile e richiede la capacità di associare insieme numerosi e diversi elementi informativi. La memori implicita, al contrario, è assai più rigida ed è estremamente connessa alle condizioni originali nelle quali ha avuto luogo l'apprendimento.

Secondo lo psicologo Tulvin, la memoria esplicita si può ulteriormente dividere in altre due memorie: quella episodica e quella semantica dove quella episodica riguarda episodi ed esperienze personali, mentre quella semantica riguarda ciò che concerne la conoscenza di fatti e nozioni.



 



 

Le ricerche sugli animali da esperimento sono di grande utilità per lo studio della memoria

La lesione praticata chirurgicamente su H.M. si estendeva a diverse parti della massa cerebrale. Poiché lesioni limitate ad una sola parte della massa cerebrale sono rare nell'uomo, scienziati come Mortimer Mishkin e Squire hanno voluto sperimentare le stesse lesioni, in maniera separata, su animali diversi per riscontrare i sintomi separatamente. Si è dimostrato che nell'elaborazione delle informazioni relative alla memoria esplicita la corteccia entorinale svolge una duplice funzione. Essa rappresenta la principale porta d'accesso verso l'ippocampo. La corteccia entorinale proietta infatti al giro dentato attraverso la via performante e fornisce in tal modo la principale afferenza mediante la quale le informazioni che provengono dalle cortecce associative polimodali raggiungono l'ippocampo. La corteccia entorinale rappresenta anche la principale via d'uscita dell'ippocampo stesso. Sia le informazioni che arrivano dall'ippocampo provenendo dalle cortecce associative poli modali che quelle che provengono dall'ippocampo e sono dirette alle stesse cortecce associative convergono nella corteccia entorinale. E' comprensibile, pertanto, perchè le alterazioni della memoria conseguenti ad una lesione della corteccia entorinale siano particolarmente gravi e perchè queste alterazioni non riguardino solo una ma tutte le modalità sensoriali. In effetti, le prime alterazioni patologiche nel Morbo di Alzheimer hanno sede proprio nella corteccia entorinale.



 

La lesione di zone specifiche dell'ippocampo è sufficiente per menomare la conservazione della memoria esplicita



 

Viste le considerevoli dimensioni dell'ippocampo, ci si può domandare quanto debba essere estesa una lesione per alterare ed intervenire sui processi di conservazione della memoria esplicita. Tramite numerosi esperimenti eseguiti su pazienti e su animali da esperimenti viene rilevato che una lesione apportata ad una qualunque delle principali zone interessate possa esercitare alterazioni notevoli sui processi di conservazione delle tracce mnemoniche.

Ciò nonostante, non s'intende che tutte le regioni del lobo temporale medio abbiano le stesse funzioni. Per esempio un danno cerebrale apportato alle corteccia peririnale, paraippocampica ed entorinale, risparmiando l'ippocampo sottostante, rimanda un danno maggiore di quello che si può notare con una lesione diretta all'ippocampo risparmiando le cortecce sopra stanti.

Si è osservato, inoltre, che le lesioni della parte destra dell'ippocampo fanno insorgere problemi relativi allo spazio e all'orientamento, mentre le lesioni dell'ippocampo di sinistra fanno insorgere problemi inerenti alla memoria verbale.



 

La memoria esplicita viene conservata in aree associative diverse



 

Si è appurato che le lesioni del lobo temporale medio interferiscono solamente con i processi di memorizzazione della “nuova” memoria a lungo termine. Si può dedurre che se il paziente non ha problemi a ricordare la sua adolescenza ma solamente ciò che è avvenuto dopo la lesione, l'ippocampo deve avere una funzione transitoria della memoria a lungo termine. I dati mnemonici vengono elaborati per un lasso di tempo relativamente lungo nell'ippocampo, poi vengono depositati in un'altra zona della corteccia associativa unimodale o poli modale.

L'ippocampo potrebbe quindi essere usato come luogo di transito dei processi mnemonici, dando poi la possibilità di immagazzinarli in maniera organizzata senza interferire con le memorie già acquisite. Si riscontra infatti nei pazienti lesionati nelle zone associative una perdita di nozioni esplicite acquisite prima della lesione dimostrando così la teoria precedente sull'ippocampo.



 

Le nozioni semantiche (relative alle cognizioni comuni) vengono conservate in maniera diffusa nel neocortex



 

Come già visto la memoria semantica è quella memoria a lungo termine che comprende le conoscenze di cose, parole e il loro significato, fatti e concetti. Attraverso esperimenti su pazienti con lesioni alla corteccia si è dimostrato che a lesioni in aree differenti corrispondono disturbi differenti delle memorie. Per esempio una lesione della corteccia parietale posteriore può dare origine ad un disturbo detto agnosia visiva associativa dove il paziente riconosce e disegna un oggetto anche nei minimi dettagli ma non riesce a nominarlo. In maniera opposta una lesione al lobo occipitale e delle zone circostanti può originare un disturbo detto agnosia visiva appercettiva dove il soggetto riconosce e nomina l'oggetto anche dopo pochi elementi di riconoscimento ma non riesce a disegnarlo minimamente.

Tramite studi tomografici, si è verificato che lo stesso soggetto riconosce un oggetto con una regione cerebrale per poi associare tutto ciò che ne è inerente attraverso tante altre aree. (esempio se con una zona capisco che si tratta di un leone con un'altra area del cervello associo che è un felino, con un'altra ancora associo che è carnivoro etc etc.)

Queste zone cerebrali sono suddivise a seconda dell'oggetto analizzato. Infatti useremo la stessa area per identificare gli oggetti inanimati e viceversa ne useremo un'altra per analizzare oggetti animati. Pertanto le regioni cerebrali che si attivano nel corso dell'identificazione degli oggetti dipendono dalle proprietà intrinseche dell'oggetto stesso che deve essere identificato.



 

Le nozioni episodiche (autobiografiche) relative ai tempi ed ai luoghi sembrano interessare in particolar modo la corteccia prefrontale



 

Mentre alcune lesioni delle aree associative polimodali interferiscono con le conoscenze semantiche, altre interferiscono con le conoscenze episodiche. Nei soggetti con lesioni nelle aree frontali si può riscontrare infatti perdita della memoria relativa anche a pochi minuti prima o relativa ad eventi traumatici gravi come la perdita di un parente. Un soggetto può ricordare persone più o meno vicine ma non saperle collocare in rapporto a fatti avvenuti riguardanti tali persone. Un sintomo frequente nei pazienti con lesione al lobo frontale è l'amnesia delle origini che determina la dimenticanza del luogo e il momento in cui viene memorizzato una nozione. Poiché la capacità di ricordare il tempo ed il luogo in cui è avvenuta una nozione è alla base dell'accuratezza con la quale vengono organizzati i nostri ricordi, un deficit relativo alle sorgenti delle informazioni interferisce seriamente con la precisione delle nostre nozioni episodiche.



 

Le nozioni specifiche comportano almeno quattro processi diversi



 

Tutte le nozioni esplicite, sia quelle semantiche che quelle episodiche sono il risultato di almeno quattro processi diversi che avvengono dal momento di acquisizione a quello di ricupero:

codificazione, consolidamento, conservazione e ricupero.

Il cervello sviluppa una codificazione degli eventi che ci si propongono nella vita. Questa codificazione può essere più o meno accurata a seconda dell'attenzione che poniamo rispetto all'evento che ci si propone. Maggiore sarà il grado di interesse, maggiore sarà la facilità con cui andremo ad elaborare per poi ricuperare le nozioni una volta che ci si ripresenterà una situazione simile a quella vissuta in fase di codificazione.

Il consolidamento è un processo con il quale consolidiamo nozioni ancora labili per renderle più stabili nella memoria. Questo procedimento avviene attraverso la sintetizzazione di proteine nuove e l'espressione di particolari geni che danno origine ad una modifica della struttura cerebrale capace di conservare più a lungo le tracce mnemoniche.

La conservazione si riferisce ai meccanismi di associazione che rendono più stabili nel lungo termine le memorie avendo una capacita apparentemente illimitata di immagazinazzione a differenza delle memorie a breve termine.

Il ricupero è il processo che porta in associazione un evento immagazzinato con nel momento in cui ci si riaffaccia una situazione correlata al momento di codificazione. Più saranno simili i due momenti più sarà facile per noi ricuperare tale informazione. Il ricupero delle memorie esplicite dipenderà fortemente dalla memoria operativa a breve termine.



 

La memoria operativa è una memoria a breve termine necessaria per registrare e ricordare le nozioni della memoria esplicita



 

Dei passaggi sopraindicati si ritiene che sia la codificazione che il richiamo finale richiedano l'immissione di informazioni immagazzinate in un particolare magazzino detto memoria operativa. Questo tipo di memoria si reputa diviso in vari componenti. Un sistema intenzionale di controllo che codifica le informazioni ricevute dall'esterno, un circuito detto articolazione verbale che recupera nozioni ripetute nella mente o sottovoce, e uno scenario viso-spaziale che recupera informazioni relative ad immagini e luoghi precedentemente elaborati. Le informazioni elaborate da questi componenti sono potenzialmente trasferibili alla memoria a lungo termine. Si pensa che questi circuiti mnemonici siano localizzati in parti diverse della corteccia associativa posteriore.

Così, le lesioni della corteccia extra striata alterano il ricordo delle immagini visive e quelle della corteccia parietale posteriore alterano la rievocazione relativa delle immagini spaziali.



 

La memoria implicita è custodita nei circuiti percettivi motori e limbici



 

A differenza della memoria esplicita, che viene sfruttata in maniera conscia tramite la rielaborazione di dati mnemonici ricercati, la memoria implicita viene sfruttata a livello inconscio tramite ripetizione e assimilazione (abitudine) di circostanze. Si parla di memori implicita quando si tratta di ricordi motori dovuti alla ripetizione automatica di gesti e azioni nonché l'apprendimento di certi tipi di regole e procedure.

Essendo questo tipo di memoria prettamente delineato da abitudini e meccanismi neurali elementari (primitivi) si possono riscontrare meglio negli invertebrati che nei vertebrati.



 

La memoria implicita può essere non associativa o associativa



 

Tramite esperimenti su pazienti ed animali, gli psicologi hanno potuto decretare che la memoria implicita si può dividere in due sotto categorie: quella associativa e quella non associativa.

Nell'apprendimento non associativo il soggetto viene sottoposto ad un singolo stimolo; nell'apprendimento associativo il soggetto viene sottoposto a due stimoli o ad uno stimolo ed un comportamento rilevando le relazioni che intercorrono tra i due.

Ci sono due forme comuni di apprendimento non associativo che sono l'abitudine e la sensibilizzazione. L'abitudine si rivela al ripetersi di un evento che all'inizio scatena delle reazioni nel soggetto che poi perderanno intensità col ripetersi dell'evento stesso nel corso del tempo.

La sensibilizzazione è invece l'aumento di intensità della risposta ad un numero elevato di stimoli. Esempio, l'animale stimolato anche lievemente che reagisce più energicamente se in precedenza gli viene applicato un pizzicotto doloroso. Il processo di sensibilizzazione può anche innescare un processo di disabitudine sovrastando quello dell'abitudine. Sia la sensibilizzazione che la disabitudine non seguono parametri temporali tra lo stimolo debole e quello forte, non è necessaria alcuna associazione tra i due stimoli.

Si possono inoltre due forme di apprendimento associativo in base alle procedure sperimentali che si impiegano per ottenere l'apprendimento stesso. Il condizionamento classico e quello operante dove quello classico comporta l'apprendimento degli stimoli che intercorrono tra due stimoli, mentre quello operante comporta l'apprendimento che intercorre tra un comportamento del soggetto e le conseguenze che ne derivano.



 



 



 

Il condizionamento classico comporta l'associazione di due stimoli



 

Secondo i vecchi filosofi l'apprendimento è la conseguenza di associazione di idee. Il filosofo russo Pavlov si rese successivamente conto che l'apprendimento derivava dalla sensibilizzazione rispetto a degli stimoli che in precedenza risultavano totalmente inefficaci. Tramite diversi studi Pavlov riuscì a stabilire una serie di procedimenti dai quali risultavano teorie attendibili sulle relazioni tra apprendimento e stimoli. Secondo questi procedimenti, il filosofo, riusciva ad esaminare quello che i pazienti apprendono associando idee diverse a stimoli diversi.

La base del condizionamento classico è l'accoppiamento di due stimoli. Lo stimolo condizionato (SC) come la luce o un rumore, e lo stimolo incondizionato (SI) come il cibo o una contrazione muscolare inconscia. Se uno stimolo condizionato viene seguito da uno stimolo incondizionato allora si avrà una risposta condizionata. Se SI è costituito da una ricompensa, il condizionamento prende il nome di appetitivo, se invece l' SI è costituito da uno stimolo nocivo allora viene nominato difensivo. Se al paziente si manifesta un SI subito dopo ad un SC per più volte, si avrà un condizionamento della risposta dell'SC come se fosse un SI. (esempio dell'animale che se viene nutrito sempre subito dopo avergli fatto vedere una luce, alla stessa luce l'animale risponderà con una salivazione aumentata per prepararsi al pasto). Queste risposte condizionate diminuiscono di intensità fino a scomparire se di dissociano i due stimoli per più volte. Così l'animale non aumenterà la salivazione se al presentarsi della luce non si presenterà più il cibo per più volte. Presentare l'SC in assenza dell'SI prende il nome di estinzione. L'estinzione va comunque separata dall'idea di dimenticanza perché comunque avviene un apprendimento che porta l'animale a perdere interesse per uno stimolo inutile. Per molto tempo scienziati e psicologi credettero che il condizionamento classico veniva appreso dal soggetto tramite una concatenazione temporale di stimoli (contiguità); teoria che non si mantenne per lungo tempo, infatti se gli animali dovessero imparare a fuggire solo dopo il primo attacco il mantenimento della specie sarebbe molto difficile. Ciò che il condizionamento classico usa per mettere in relazione gli stimoli e le idee è stato classificato come nesso causale. Questo meccanismo sembra essersi evoluto per dar modo agli animali (uomo compreso) di distinguere, in maniera chiara, le situazioni che si verificano associate e quelle che lo sono solo raramente. Queste conoscenze sono programmate geneticamente nel sistema degli animali oppure vengono acquisiti con l'apprendimento.



 

Il condizionamento operante comporta l'associazione di un particolare comportamento con un evento di rinforzo



 

La seconda delle principali forme di apprendimento associativo è il condizionamento operante studiato prima da Thornidike in seguito da Skinner ed altri. Questo tipo di condizionamento porta un animale affamato e rinchiuso in una gabbia “prova” con in una parete installata una leva, a tirare la leva da prima in maniera casuale poi, se premiato con del cibo, in maniera sempre più frequente rispetto a quella spontanea. L'animale ha associato che ad uno stimolo di appetito se interagisce fisicamente con un oggetto viene premiato con del cibo. In tal caso è molto probabile che l'animale tiri la leva ogni qual volta senta uno stimolo di appetito. Quindi se il condizionamento classico si manifesta con una relazione tra SC e l'SI allora il condizionamento operante lo possiamo classificare come il rapporto corrente tra uno stimolo (appetito) e un comportamento (leva). A differenza di un condizionamento classico che associa le relazioni tra più stimoli, il condizionamento operante relaziona comportamenti che compaiono spontaneamente o in assenza di stimoli scatenanti identificabili. Quando i comportamenti vengono emessi e la risposta è favorevole l'animale tende a ripeterli. Come vengono evitati quei comportamenti che danno risposte dannose o inutili. Questo è il principio della legge degli effetti che si pensa regoli la maggior parte dei comportamenti volontari.

Anche se diversi come struttura e risultati, il condizionamento classico e il condizionamento operante, seguono gli stessi meccanismi nervosi. Infatti nel condizionamento classico l'animale impara che un determinato stimolo prevede un evento successivo; nel condizionamento operante l'animale impara a prevedere le conseguenze del proprio comportamento.



 

L' apprendimento associativo non è casuale ma condizionato dalla struttura biologica di ciascun organismo



 

Per molti anni si è ritenuto che il condizionamento associativo e operante fosse legato a stimoli qualunque o a qualsiasi associazione di rinforzo. Recenti ricerche hanno invece dimostrato che vi sono importanti limitazioni biologiche nell'assimilazione di relazioni associative.

Il cervello è capace di percepire certi stimoli ed altri no a seconda della sua struttura biologica; l'animale impara a scartare cibi potenzialmente dannosi e se incorrono in un cibo nauseante, eviteranno quel sapore per tutta la vita anche se magari il lasso di tempo passato tra l'ingestione e il malessere è rilevante riscontrando quindi un SC (vaniglia mangiata/digerita/rifiutata dall'organismo)

l'uomo per esempio deve assaporare il gusto di una pietanza per reputare se sia appropriato nutrirsene oppure no a differenza dell'animale a cui basteranno i dati percepiti dall'olfatto e dall'istinto per scartare a priori il pasto.



 

Alcune forme di apprendimento implicito comportano l'intervento del cervelletto e dell'amigdala



 

E' stato appurato che le lesioni di diverse parti inerenti all'apprendimento implicito influenzano le semplici risposte del condizionamento classico.

L'esempio più conosciuto per dimostrare questa teoria è quello dell'ammiccamento del coniglio.

Alcuni scienziati hanno appurato che un coniglio se sottoposto ad un leggero soffio sulla palpebra accompagnato da un segnale acustico, ammicca non tanto per il segnale acustico quanto per il soffio d'aria sugli occhi. Si verifica che in seguito riproponendo il segnale acustico il coniglio ammicchi anche senza il soffio. Il ricercatore Thompson scoprì che la risposta condizionata dell'ammiccamento in seguito al segnale acustico viene completamente abolita da due tipi di lesione: quella al verme del cervelletto e quella al nucleo interposto. Anche le lesioni all'amigdala alterano le risposte alle condizioni di paura.



 

L'apprendimento di alcuni comportamenti richiede sia la memoria esplicita che quella implicita



 

abbiamo stabilito che il condizionamento classico è in grado di associare una risposta inconscia con uno stimolo particolare e pertanto interessa le forme implicite della memoria. Tuttavia, anche queste forme semplici di apprendimento possono interessare la memoria esplicita. Per dimostrare quanto detto si prende in considerazione un esperimento esplicativo.

Se poniamo la mano rivolta a palmo in giù di un soggetto sulla griglia di un fornello elettrico per poi azionare un meccanismo per il quale una luce rossa precede di pochi istanti una scarica elettrica alle dita, il soggetto ritrarrà la mano, dopo il primo test, non appena vedrà accendersi la luce rossa. Qui verrà sottolineata l'associazione luce-scossa che implicherà un movimento inconscio della mano dal fornello. Il test pone lo stesso risultato anche se la mano viene posta a dorso in giù sottolineando l'associazione del soggetto alla luce-scossa non solo in via implicita ma anche in maniera esplicita dimostrando una interconnessione tra i due stadi di memorizzazione. Così avviene anche per la guida dell'autovettura che in principio segue dei processi di ragionamento espliciti e ragionati per poi andare ad “automatizzare” i movimenti spostando ciò che era esplicito nella parte mnemonica implicita.



 

Sia la memoria esplicita che quella implicita sono conservate in stadi successivi



 

E' noto da tempo che un soggetto che perde conoscenza a causa di un incidente traumatico può andare incontro ad una perdita retrograda della memoria per quando concerne fatti avvenuti nel lasso di tempo più o meno recente pre traumatico. Questo tipo di amnesia pur essendo molto soggettivo dipende dal tipo e dalla gravità della lesione. Le ricerche hanno portato alla creazione di un modello di conservazione della memoria a stadi successivi.

Le memorie prima di essere archiviate tra le memorie a lungo termine transitano e vengono elaborate e rielaborate in quella a breve termine attraverso più stadi. Il trauma agisce sulle tracce mnemoniche non distruggendo tali tracce come accadrebbe in una malattia degenerativa come l'Alzheimer, ma rallentando più o meno i processi di ricerca. Sono state fatte osservazioni su pazienti posti a trattamento TEC ai quali sono state poste domande su programmi televisivi prima e dopo i trattamenti (programmi diversi prima/dopo). Si è dimostrato che, prima del trattamento, risultava più facile, ai soggetti, rimaneva più semplice il ricordo dei programmi conservati nella memoria a breve termine mentre rimaneva più difficile il ricordo di quelli conservati nella memoria a lungo termine. Dopo il trattamento TEC invece si perdeva la precisione nei programmi più recenti e si manteneva praticamente inalterata la memoria dei programmi meno recenti. Questo dimostra che i ricordi più recenti sono più facili da perdere dopo un trauma (rappresentato dal test TEC) rispetto a quelli conservati nella memoria a lungo termine.



 

Una visione di insieme



 

I tre principi di carattere generale sulla memoria: la memoria si sviluppa in stadi successivi, la memoria a lungo termine è conservata in regioni diverse del sistema nervoso, la memoria implicita e quella esplicita hanno circuiti neuronali diversi.

I diversi tipi di memoria interessano zone diverse e diverse combinazioni di regioni del sistema nervoso. Alla base dell'apprendimento quotidiano c'è la memoria esplicita che rimane utile alle conoscenza di fatti esperienze pratiche e può essere esplicata verbalmente. La memoria implicita rimane più pragmatica e viene utilizzata prevalentemente per attività motorie e di routine ed è difficile esternarla a parole.

Le memorie a lungo termine implicano un lobo temporale integro e funzionante. La memoria implicita adopera prevalentemente l'amigdala e il cervelletto assieme alle strutture motorie e sensoriali.

Tutti questi meccanismi di memorizzazione possono in parte spiegare come una lesione circoscritta non sia sufficiente alla perdita totale delle nozioni mnemoniche.