DRUG ALERT dalla U.S. F.D.A. (US FOOD & DRUGS ADMINISTRATION)
Correlazione tra gravi aritmie cardiache e elevati dosaggi di un SSRI (citalopram)
Una recente review clinica ha evidenziato, per la molecola antidepressiva citalopram, appartenente alla famiglia degli antidepressivi non triciclici SSRI (Selective Serotonin Reuptake Inhibitors), una correlazione tra dosaggi elevati, compresi tra 40 e 60 mg al giorno e aritmie cardiache potenzialmente fatali. La segnalazione proviene dalla US Food & Drugs Administration (F.D.A.).
La molecola è risultata correlata a un prolungamento dell’intervallo QT in base al dosaggio. A essere più a rischio sono i soggetti con malattie cardiache e/o predisposti ad avere bassi livelli di elettroliti, tra cui il potassio, a livello ematico.
Secondo l’Alert lanciato dalla F.D.A., il citalopram non dovrebbe essere somministrato in pazienti con sindrome del prolungamento dell’intervallo QT.
Infatti, i pazienti con scompenso cardiaco congestizio, bradicardia, ipopotassemia o ipomagnesemia, risultano essere più a rischio di sindrome da Torsades Pointes (sindrome del complesso QT allungato) se trattati con questa molecola.
Nonostante la scheda tecnica del prodotto indicasse dosi anche di 60 mg, la ricerca della F.D.A. sostiene che non ci siano vantaggi terapeutici con dosi superiori ai 40 mg. Di fatto, la scheda tecnica sarebbe stata ora modificata secondo le nuove evidenze scientifiche, sia nei dosaggi consigliati che nei rischi correlati all'assunzione e al sovradosaggio.
Era già noto il rischio di problematiche cardiache correlate a sovradosaggio con il citalopram, ma queste recenti evidenze pongono ancora più attenzione alla problematica delle interazioni farmaci apparato cardiovascolare. Infatti, sarebbe buona pratica clinica, qualora intenzionati ad utilizzare il citalopram (come già accade nell'uso degli AntiPsicotici Atipici) richiedere al paziente di sottoporsi a esami ematochimici per valutare gli elettroliti e a visita cardiologica con ECG con valutazione numerica del QT/c, al fine di identificare gli individui potenzialmente a rischio.
Prof. Aristotele Hadjichristos
Direttore I.P.P.C.
http://www.medscape.com/viewarticle/748498