IL DISTURBO DI DISMORFISMO CORPOREO: CARATTERISTICHE CLINICHE, EZIOPATOGENI E TRATTAMENTO
Introduzione
Il disturbo di dismorfismo corporeo è definito dal DSM-TR in base a tre criteri diagnostici:
• il criterio A stabilisce che la persona deve essere preoccupata per un difetto immaginario nell'aspetto fisico o, se presente una piccola anomalia fisica, provare una preoccupazione di gran lunga esagerata;
• il criterio B indica che questa preoccupazione deve causare disagio significativo o menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo oppure in altre importanti aree;
• il criterio C infine definisce che la preoccupazione non è meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale.
Dismorfismo delirante o non delirante
Con la pubblicazione del DSM-IV la differenzazione tra le varianti delirante e non deliranti (derivata dal DSM-III-R) del Dismorfismo si sono un po' complicate poiché la variante delirante del disturbo è classificata sia come dismorfismo che come disturbo delirante, tipo somatico. Questo potrebbe riflettere una branca di ricerche che suggeriscono che i sottotipi delirante e non delirante non sono sue disturbi distinti ma varianti dello stesso disturbo (dismorfismo corporeo) che ha una gamma di livelli insight.
Fenomenologia
Il disturbo di dismorfismo corporeo generalmente coinvolge un difetto minimo o addirittura inesistenza, del viso o della pelle o della testa, anche se ogni. Le zone del corpo principalmente colpite da questo disturbo sono: il viso, il naso,orecchie, bocca. Legato al COD, questo disturbo porta spesso a degli atteggiamenti ossessivi compulsivi, infatti i soggetti tendono a descrivere il disturbo proprio come una ossessione ed è frequente che vengano associate delle ripetizioni compulsive come cercar di camuffare il difetto o pettinarsi continuamente, make-up insistente e lo specchiarsi ovunque appena possibile.
Un'altra conseguenza del disturbo di dismorfismo è l'assenteismo e la tendenza ad evitare gli incontri, in quanto il soggetto ritiene di essere scrutato da altri e non volendo far notare il proprio difetto fisico evita gli appuntamenti o li salta completamente portandosi una sintomatica ansiosa, somatica, di fobia sociale e rabbia-ostilità. La remissione dal disturbo di dismorfismo, a distanza di un anno dalla diagnosi, risulta solamente dello 0,09% (totale) e dello 0,21% (parziale). La remissione non prevedibile in base all'età del paziente, alla razza, al genere, all'aspetto delirante o non delirante, alla concomitanza di altri disturbi.
Prevalenza
La prevalenza del disturbo, rispetto alla popolazione generale, non è ben conosciuta poiché non sono stati fatti studi a riguardo e in più, gli affetti dal disturbo, sono talmente imbarazzati che ne parlano molto poco.
L'unico studio attendibile è la ricerca Rief et al. Questa ricerca ha campionato 2.552 soggetti in Germania a cui e stata somministrata una batteria di prove:
• un foglio di informazione demografica;
• un questionario per valutare i criteri del DSM-IV per il disturbo in questione;
• un questionario per valutare le caratteristiche dei sintomi dismorfofobici ;
• un questionario per valutare la presenza di comorbilità dei sintomi somatoformi.
Differenze di Genere e Aspetti Demografici
La differenza di genere non porta significative differenze riguardo al disturbo di dismorfismo. I due generi si differenziano su alcuni aspetti:
gli uomini hanno punteggio più alto sull'abuso di sostanze e spesso sono preoccupati per la loro costituzione corporea.
Le donne risultano più inclini a preoccuparsi dei seni, capelli,pelle e addome. In generale, gli studi hanno sottolineato che le donne sono più propense alle cure psicologiche mentre gli uomini si affidano più spesso alla chirurgia plastica. Queste differenze suggeriscono che le differenze culturali e le norme quotidiane possono influenzare il contenuto dei sintomi del disturbo di dismorfismo corporeo.
Eziologia
La spiegazione dell'eziologia del disturbo è considerata multifattoriale, con fattori psicosociali, di evoluzione, psicologici che hanno un ruolo molto importante. Anche i dati sulla famiglia possono essere utili, in quanto il disturbo può essere familiare e aver colpito
altri membri e sembra spesso assomigliare al disturbo ossessivo compulsivo. Lo studio della neurobiologia del disturbo è ancora in fase di sperimentazione e allo stato attuale non è presente alcun modello neurobiologico che possa descrivere in maniera adeguata il contenuto eterogeneo dei pensieri intrusivi e dei componenti tipici nei disturbi dello spettro ossessivo compulsivo.
Uno dei più importanti studi pubblicati sulle neuroimmagini è quello di Carey et al del 2004. Carey ha impiegato la termografia computerizzata a emissione di fotoni singoli su 6 pazienti (4 m e 2 f) dismoforfobici. Tale studio non ha trovato alterazioni di infusione nelle zone solitamente considerate implicate nei circuiti nervosi coinvolti nella depressione o nel disturbo di dismorfismo corporeo. Delle irregolarità di perfusione furono invece rilevate nella corteccia parietale , che sarebbero consistenti con l'alterazione della percezione corporea tipica del disturbo di dismorfismo corporeo. Rauch et al, (2003) tramite risonanza magnetica hanno confrontato 8 soggetti dismorfofobici (di sesso femminile) con 8 controlli non clinici, rilevando una certa asimmetria sinistra nel volume del nuclei caudato e una maggiore quantità di materia bianca, rispetto ai controlli. Tali dati sarebbero coerenti con la concettualizzazione del disturbo di dismorfosismo corporeo come un disturbo dello spettro ossessivo compulsivo e con modella “franto-striato” del disturbo ossessivo compulsivo stesso.
I dati sui trattamenti forniscono solo un'evidenza indiretta sull'eziologia, ma suggeriscono un ruolo per la serotonina: antagonisti del sistema della serotonina possono infatti peggiorare i sintomi del disturbo.
Alcuni studi sulla neurobiologia hanno dimostrato, da parte della patogenesi del disturbo, la possibilità di coinvolgimento di disfunzioni esecutive, in realizzando così una patologia del fronte-striato. Inoltre è stato verificato che una lesione nella regione fronto-temporale e nel lobo temporale più specificatamente, possa essere implicata nello sviluppo del disturbo. È stato dimostrato inoltre che, un intervento di neurochirurgia che interrompa la via tra i sistemi limbici e frontali, è efficace per i disturbi ossessivi compulsivi e di dismorfismo corporeo refrattari.
Dal punto di vista psicologico molti studiosi hanno associato la nascita del disturbo con esperienze evolutive avverse; nell'ambito familiare potrebbero essersi verificate delle umiliazioni sul proprio aspetto fisico sia nel periodo infantile che in quello adolescenziale.
Ma anche una esagerata preoccupazione per l'imperfezione corporea può aumentare smisuratamente la pressione sociale percepita.
Secondo alcuni autori il periodo cruciale per la nascita di questo tipo di disturbo è l'età compresa tra i 12 e i 14 anni, legata alla preoccupazione dell'apparire. Il disturbo nasce quando questa preoccupazione diventa patologica. Vi sono teorie, sulla nascita del disturbo, legate anche al sé che il soggetto idealizza per se stesso. Il paziente tende a paragonare il sé vero con il sé idealizzato e se la discrepanza tra i due sé è molto profonda anche l'insoddisfazione sarà profonda. Un'altra causa della diffusione del disturbo di dismorfismo è portata dai media: le modelle, le attrici, gli attori ecc portano ad idealizzare uno standard di bellezza fisica molto alto, innaturale che tende al perfezionismo. Nel 2004, uno studio molto sofisticato del modello cognitivo comportamentale del disturbo, vede il disturbo dismorfofobico come una considerazione di Sé come un oggetto estetico. La percezione visiva del proprio Sé distorto, creato da un' auto consapevolezza e un attenzione estrema al particolare estetico, da ai soggetti affetti da questo tipo di dismorfismo, l'obbligo psicologico a definire dei “comportamenti di sicurezza” o dei “comportamenti di sottomissione” al disturbo che li dovrebbero proteggere dal commettere delle catastrofi.
Questi comportamenti di sottomissione e sicurezza comprendono:
• Comportamento di evitamento o fuga nel caso in cui l'emozione si riveli particolarmente forte.
• Camuffamenti ed altri comportamenti inclini ad evitare indagini da parte degli altri.
• Comportamenti compulsivi che vengono ripetuti fino al completo just right.
Trattamento Farmacologico e Psicoterapeutico
Spesso nei casi di disturbo di dismorfismo corporeo, i pazienti ricorrono a trattamenti costosi e spesso poco risolutivi e ogni tanto peggiorativi non psichiatrici.
Questo disturbo può essere trattato con farmaci psichiatrici, psicoterapia o con una combinazione delle due. La farmacoterapia consiste nell'uso di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina; è stata riscoperta una buona risposta da parte dei pazienti anche al farmaco fluvoxamina. Gli antipsicotici si sono dimostrati insolitamente inefficaci sia per le varianti deliranti che per quelle non deliranti.
I trattamenti psicologici sono molto puntati al miglioramento dei sintomi tramite terapia cognitivo-comportamentale. Sia la terapia farmacologica che quella psicologica danno dei buoni risultati, ma i risultati tendono a prediligere quella psicologica. La terapia cognitivo-comportamentale in associazione con quella farmacologica risulta essere più efficace rispetto ad una terapia comportamentale in associazione a quella farmacologica.
L'aspetto cognitivo della TCC si concentra sulla ricostruzione cognitiva per scovare e modificare quei modi di pensare distorti e non realistici; la parte comportamentale invece si concentra sui comportamenti problematici per diminuirli e in seguito eliminarli per poi sostituirli con altri comportamenti più sani.
Le tecniche maggiormente utilizzate ritenute più efficaci sono:
• La ristrutturazione cognitiva
• L'auto-monitoraggio
(comprendente la combinazione di esposizione e la tecnica della prevenzione della risposta)
• La tecnica della prevenzione della ricaduta
Lo stesso studio suggerisce di aggiungere a queste tecniche anche una terapia cognitiva mirata agli schemi di sé relativi all'aspetto comprendenti:
1. identificare e aiutare la persona a porre in discussione il significato dell'essere difettosi (e non concentrarsi sul difetto stesso);
2. confutare le convinzione relative all'essere difettosi
3. modificare i valori mediante un approccio pragmatico (analizzando per esempio il costo funzionale dei valori stessi)
4. ridurre l'importanza dell'aspetto nel definire il sé
5. eseguire delle simulazione a ruoli invertiti in cui il paziente sostiene la causa della convinzione alternative mentre il terapeuta difende le vecchie convinzioni.
Comorbilità Psichiatrica
Depressione:
La depressione, è stato appurato, essere molto spesso in comorbilità con il disturbo di dismorfismo corporeo. Si possono trovare ipotesi di alta frequenza di compresenza tra i due disturbi anche nel modulo DSM-III-R. Alcuni studi possono dimostrare che i due disturbi possono essere eziologicamente legati, ma allo svanire dell'uno non è certo la remissione dell'altro.
Fobia Sociale:
Un altro disturbo in comorbilità con quello di dismorfismo corporeo è quello della fobia sociale. Infatti il paziente tende ad isolarsi rispetto alla società per paure di critiche o prese in giro riguardo alla sua immaginaria o minima diversità corporea.
Disturbi dell'Alimentazione:
La similitudine tra il disturbo di dismorfismo corporeo e quelli riguardanti i disturbi alimentari come la bulimia e l'anoressia è evidente. Tutti quanti concentrano l'attenzione sul proprio aspetto ed è quindi possibile trovarli (non frequentemente) in comorbilità nello stesso soggetto. L'anoressia e la bulimia si concentrano sulla questione peso, mentre il dismorfismo si focalizza più su una singola parte del corpo.
Disturbi di Personalità:
Limitati, invece, sono gli studi alla comorbilità tra disturbo di dismorfismo corporeo e i disturbi della personalità. Studi tramite SCID-II trovano riscontri maggiormente con il disturbo di personalità evitante, seguito da quello dipendente, ossessivo-compulsivo e paranoide.
Relazione tra Disturbo di Dismorfismo Corporeo e Disturbo Ossessivo Compulsivo
Il disturbo di dismorfismo corporeo è comunemente considerato collegato al disturbo ossessivo compulsivo e viene spesso considerato come facente parte dello spettro del disturbo ossessivo compulsivo in quanto hanno molti aspetti in comune come le ossessioni e i rituali compulsivi per scacciarle. Anche in campo terapeutico, i due disturbi reagiscono positivamente agli stessi stimoli.
Si mantengono comunque sostanziali differenze tra i due disturbi a livello sociale, di depressione, ossessione, genere, età.